FATTORIA DIDATTICA: ATTIVITA’ ESERCITATA DA AZIENDE AGRICOLE – COME FUNZIONA LA TASSAZIONE

La determinazione della tassazione va calcolata sul 25% del fatturato dell’attività di fattoria didattica: lo stesso meccanismo dell’attività agrituristica.
L’Agenzia delle Entrate in una risposta di interpello definisce quanto segue per quanto riguarda la tassazione:
Sulla base del delineato quadro normativo, si ritiene che per l’attività di cui al punto 5), nonché per l’attività consistente nel servizio di fattoria didattica, poste in essere dall’impresa agricola dell’Istante, il reddito d’impresa individuale debba essere determinato ai sensi dell’articolo 5, comma 1, della legge n. 413 del 1991, che disciplina il trattamento fiscale applicabile al reddito derivante dall’esercizio dell’attività agrituristica, prevedendo che il reddito imponibile sia determinato applicando all’ammontare dei ricavi conseguiti con l’esercizio di tale attività, al netto della imposta sul valore aggiunto, il coefficiente di redditività del 25 per cento.

CLICCA QUI PER LEGGERE LA RISPOSTA ALL’INTERPELLO N 228 DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Dott. Alessio Santoni

Dott. Alessio Santoni , laureato in scienze agrarie , libero professionista

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PREMIO SUPPLEMENTARE GRANO DURO , CONTRATTI DI FILIERA

PREMIO SUPPLEMENTARE GRANO DURO , CONTRATTI DI FILIERA
USCITO IL DECRETO CON LE NOTE OPERATIVE
10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020, 2021, e 2022, oltre ai residui di stanziamento relativi all’esercizio finanziario 2019 pari a ulteriori 10 milioni di euro.
– Le imprese agricole devono sottoscrivere entro il 31
dicembre dell’anno precedente alla scadenza della domanda di contributo il contratto di filiera.
– Limite annuo di limite di 50 ettari.
– L’aiuto e’ concesso al soggetto beneficiario nel limite dell’importo massimo di 20.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari
– il limite massimo di 100 euro ad ettaro,
l’importo unitario dell’aiuto e’ determinato in base al rapporto tral’ammontare dei fondi stanziati e la superficie totale coltivata a grano duro per la quale e’ stata presentata domanda di aiuto.
Procedura di richiesta dell’aiuto

1. Il soggetto beneficiario presenta al soggetto gestore apposita domanda per il riconoscimento dell’aiuto di cui all’art. 2, secondo modalita’ definite con atto del soggetto gestore da emanarsi entro il termine di trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto.
2. Alla domanda sono accluse:
a) la dichiarazione sostitutiva di atto di notorieta’, redatta ai sensi degli articoli 47 e 76 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, sugli aiuti «de minimis» percepiti negli ultimi tre anni;
b) copia del contratto/contratti di filiera sottoscritti da tutti i soggetti interessati; nel caso in cui il contratto di filiera sia sottoscritto da cooperative, consorzi e organizzazioni di produttori riconosciute, il contratto di filiera stesso deve essere integrato da copia dell’impegno/contratto di coltivazione tra la cooperativa, il
consorzio e l’organizzazione di produttori e l’impresa agricola socia;
c) dichiarazione sostitutiva di atto di notorio, redatta ai sensi degli articoli 47 e 76 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 riportante gli identificativi catastali delle particelle coltivate a grano duro e la relativa superficie, espressa in ettari.

CLICCA QUI PER LEGGERE IL DECRETO DEL 20 maggio 2020 

Dott. Alessio Santoni

Dott. Alessio Santoni , laureato in scienze agrarie , libero professionista

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I VALORI OMI NON DEFINISCONO IL VALORE DI UN BENE

VALORI OMI NON DEFINISCONO IL VALORE DI UN BENECorte di cassazione – sezione V civile – sentenza n. 13369Imposta di registro: non si determina affidandosi solamente ai valori OmiLa Cassazione ricorda come le quotazioni Omi risultanti dal sito web delle Entrate non costituiscono una fonte tipica di prova del valore venale in comune commercio del bene oggetto di accertamento, ai fini dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale, ma strumento di ausilio e indirizzo per la potestà estimativa, idonee solamente a “condurre a Ai fini della determinazione dell’imposta di registro non basta fare riferimento ai valori Omi disponibili on line. Lo chiarisce la Cassazione con la sentenza n. 13369/20 .I fatti. Alla base della decisione due sentenze di merito (Ctp e Ctr) che avevano rettificato parzialmente a favore del contribuente l’imposta di registro senza però prendere in considerazione gli strumenti corretti per effettuare una giusta valutazione. Rimanendo in tema la Ctr erroneamente aveva determinato il valore, mettendo a confronto la stima dell’Ufficio, derivante dall’applicazione della valutazione Omi con quella della parte, espressa in una minuziosa relativa tecnica tenuto conto dell’ubicazione dell’immobile, della categoria catastale D/8 e della rendita di 18mila euro già accertata dall’Agenzia del territorio. La Cassazione ricorda come le quotazioni Omi risultanti dal sito web delle Entrate non costituiscono una fonte tipica di prova del valore venale in comune commercio del bene oggetto di accertamento, ai fini dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale, ma strumento di ausilio e indirizzo per la potestà estimativa, idonee solamente a “condurre a indicazioni di valori di massima” e quindi in riferimento alla stima effettuata sulla basa dei valori Omi, per aree edificabili del medesimo comune.Conclusioni. Quindi non sono strumento idoneo e sufficiente a rettificare il valore dell’immobile, tenuto conto che quest’ultimo può variare in base a una serie di diversi parametri.

CLICCA QUI PER LEGGERE LA SENTENZA Corte di cassazione – sezione V civile – sentenza n. 13369

Dott. Alessio Santoni

Dott. Alessio Santoni , laureato in scienze agrarie , libero professionista

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